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Requisitoria Finale del Giudice della Storia nel”Processo alla Chiesa”, concepita come il momento culminante del “Teatro della Mente”.Il tono è solenne, equidistante, grave, come voce che si leva al di sopra delle parti, per dare un verdetto simbolico.


✦ REQUISITORIA FINALE ✦

Il Giudice della Storia
Tribunale della Storia e della Memoria

(Il palco è immerso in penombra. Un raggio di luce illumina solo il seggio del Giudice. Il pubblico tace. Si odono tre colpi secchi di martello.)


PAROLA DEL GIUDICE

Ho ascoltato.
Ho ascoltato le urla delle vittime arse nei roghi, le grida spezzate dei pagani cacciati dai templi, i lamenti delle donne accusate di stregoneria, i canti interrotti degli ebrei nei ghetti e dei musulmani massacrati nelle Crociate.

Ho ascoltato l’Accusa, che ha portato prove di sangue, di cenere e di dolore.
E ho ascoltato la Difesa, che ha parlato di contesto, di luci accanto alle ombre, di un’istituzione che è stata al tempo stesso carnefice e custode, persecutrice e protettrice.

Io sono la Storia.
E la Storia non dimentica.


GIUDIZIO SUI CAPI D’IMPUTAZIONE

  • Sulle persecuzioni religiose: la colpa è provata. Gli editti e le crociate macchiarono di violenza il nome di Dio.
  • Sul genocidio culturale: la colpa è provata. Templi abbattuti e codici bruciati sono ferite non rimarginabili.
  • Sulla tortura e l’Inquisizione: la colpa è provata. Nessun contesto giustifica la catena e il fuoco usati in nome della fede.
  • Sulle violenze contro le donne: la colpa è provata. Migliaia di vite spezzate gridano ancora giustizia.
  • Sulla discriminazione delle minoranze: la colpa è provata. I ghetti e i massacri sono marchi che la memoria non cancella.
  • Sull’abuso di potere politico: la colpa è provata. Il Vangelo fu piegato a interessi terreni.

Eppure…

La Storia riconosce anche che la Chiesa non fu mai solo un volto di tenebra.
Fu anche monastero che salvò manoscritti, università che aprì al sapere, ospedale che accolse i malati, arte che elevò l’anima, voce di santi e di martiri che si opposero all’ingiustizia.


VERDETTO

Pertanto, questo Tribunale dichiara:

  • La Chiesa Cattolica è moralmente colpevole dei crimini enumerati.
  • Ma la condanna non è prigione né pena corporale: la condanna è Memoria.
  • La pena non è l’annientamento: la pena è Responsabilità, affinché mai più in nome di Dio si levi la mano contro l’uomo.

SENTENZA

La sentenza di questo Tribunale è che:

  1. Ogni vittima sia ricordata con nome, voce e dignità.
  2. Ogni colpa sia studiata, tramandata, discussa, affinché non cada nell’oblio.
  3. Ogni merito sia riconosciuto, affinché la memoria sia intera e non mutilata.

La Storia non assolve.
La Storia non condanna soltanto.
La Storia ricorda.
E nel ricordare, essa consegna all’Umanità il compito più arduo:
imparare, affinché gli errori non si ripetano.

(Il Giudice cala il martello una volta. Silenzio assoluto. Poi, lentamente, un coro intona un “Dona nobis pacem”. Le luci si spengono.)


Vuoi che trasformi l’intero dramma processuale (Accusa, Difesa, Requisitoria) in un copione teatrale vero e proprio, con didascalie, divisione in atti e personaggi parlanti?

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