Un commento e una reinterpretazione laica/atea de “’A livella” di Totò, alla luce delle disuguaglianze e delle asimmetrie di trattamento riservate agli uomini dopo la morte.
🔎 Commento
Totò, con la sua poesia “’A livella”, ci ricorda che di fronte alla morte ogni differenza cade: il ricco e il povero, il potente e il miserabile, sono uguali nella tomba. È una riflessione universale, che non appartiene a una fede specifica ma alla condizione umana stessa.
Eppure, se guardiamo alla realtà italiana di oggi, questa “livella” non sempre funziona sul piano sociale e istituzionale.
- Alle personalità illustri viene concesso il commiato pubblico, spazi solenni, cerimonie laiche in Campidoglio o in Parlamento.
- Al semplice cittadino ateo spesso non resta che il nulla: nessuna sala comunale, nessun rito civile gratuito, nessun riconoscimento pubblico della propria scelta.
Il messaggio di Totò, che dovrebbe essere un monito contro le vanità, si scontra con un dato di fatto: anche di fronte alla morte, l’uguaglianza è proclamata in teoria, ma negata nella prassi. La livella c’è sotto terra, ma non sopra: negli atti delle istituzioni, nei servizi pubblici, nel diritto di un addio dignitoso e laico.
✍️ Reinterpretazione laica/atea de “’A livella”
Se dovessimo riscriverla in chiave atea e contemporanea, potremmo immaginarla così (non in versi, ma come meditazione civile):
Davanti alla morte nessun titolo resta, nessuna fede garantisce privilegi, nessun potere sopravvive.
Eppure, mentre i corpi si dissolvono uguali, le città e le istituzioni distinguono ancora: spazi solenni per chi è stato grande agli occhi del mondo, silenzio e invisibilità per chi ha vissuto senza clamori.
La vera livella non è la terra che copre i nostri resti, ma il diritto a un ultimo saluto degno, libero, laico, garantito a chiunque.
Finché non avremo lo stesso spazio per piangere un ex Presidente e un muratore, un’attrice famosa e una madre di famiglia, la giustizia della morte resterà monca, tradita dalla disuguaglianza dei vivi.
Non chiediamo onori, ma dignità: che l’ultimo addio non sia privilegio, ma diritto.
👉 Vuoi che provi a trasformare questa reinterpretazione in una nuova poesia breve in napoletano, con lo stile semplice e popolare di Totò, ma in chiave atea e laica?


Comments (0)