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Ecco una scena teatrale simbolica per il Teatro della Mente, che affronta il tema della costruzione di una società laica e secolarizzata, attraverso il confronto tra Visione, Fede, Mistero e Tradizione.


Titolo: “Il Muro e il Vento”

Personaggi:

  • Visione – figura giovane e dinamica, guarda lontano, veste moderna e colorata.
  • Fede – presenza antica, vestita di luce tenue e antichi simboli.
  • Mistero – voce fuori campo, evanescente, mai del tutto visibile.
  • Tradizione – abito ricamato di simboli e oggetti del passato, parla con tono autorevole ma stanco.

Scena:
Una piazza spoglia, al centro un grande muro con graffiti religiosi e simboli antichi. Il vento soffia leggero. In fondo, un sentiero appena visibile.


(Visione entra, osserva il muro e vi appoggia la mano.)

Visione:
Questo muro trattiene lo sguardo. Non lo abbatto. Ma voglio un varco.
C’è un sentiero che attende.

(Entra Tradizione, poggiando una mano pesante sulla spalla di Visione.)

Tradizione:
Quel muro è casa. È memoria. È ciò che ha tenuto unito il popolo.
Vuoi spezzare l’identità?

Visione (gentile ma ferma):
No. Voglio aprire finestre, non incendiare radici.
Un’identità che teme la luce, è una prigione.

(Entra Fede, con passo lento e sicuro.)

Fede:
Io sono stata conforto. Guida.
Sono ancora la risposta a molti cuori.
Perché cambiarmi?

Visione:
Non cambio te, Fede. Ma ti tolgo il diritto di governare le leggi.
Non ogni coscienza è la tua. La libertà non si impone.

(Si ode la voce di Mistero, come un sussurro nel vento.)

Mistero (fuori scena):
Io sono ciò che non potete dire.
Eppure vi accompagno. In me trovate poesia o paura.
Ma guai a chi pretende di possedermi.

(Fede abbassa il capo un istante. Tradizione si siede, stanca.)

Fede:
Forse è tempo di ascoltare senza comandare.
Restare come orizzonte, non come confine.

Visione (guardando oltre il muro):
Una società laica non uccide la Fede.
La lascia fiorire, ma non dominare.
Restituisce alle persone la scelta. E ai popoli, la convivenza.

Tradizione (più mite):
Che io resti come sapore, non come catena.

(Il muro si incrina. Un raggio di luce lo attraversa.)

Mistero (fuori scena, più chiaro):
Non servono muri per custodire ciò che è profondo.
Solo silenzi, domande, e libertà.

(Sipario.)


Nota d’intento:

Questo dialogo simbolico intende mostrare come una società laica non sia nemica della spiritualità, ma difensore del pluralismo, della libertà di coscienza e della distinzione tra fede e politica.
Una Visione emancipata, che dialoga senza distruggere, ma nemmeno si lascia frenare da ciò che fu.

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