Ecco una possibile tabella comparativa tra MAGA e WOKE nel contesto politico e culturale statunitense, con una riflessione su come è mutato l’uso del termine “woke” negli ultimi anni e perché alcuni osservatori dicono che è “scomparso” dai media.
| Aspetto | MAGA | WOKE |
|---|---|---|
| Origine del termine | Make America Great Again, slogan elettorale di Donald Trump dal 2016 | Da African American Vernacular English, “stay woke”, usato originariamente per indicare consapevolezza delle ingiustizie razziali (Wikipedia) |
| Significato originario | Nostalgia per un passato considerato migliore, conservatorismo nazionalista, rifiuto del globalismo/liberalismo progressista | Consapevolezza delle disuguaglianze sociali e razziali, impegno per la giustizia sociale |
| Evoluzione politica | Identificata con populismo conservatore, nazionalismo, revisione delle élite liberali, politica “America First” | È diventato un termine-ombrello della sinistra progressista (identity politics, politiche antirazziste, diritti LGBT+, ecc.), ma è stato cooptato e ribaltato nella retorica conservatrice |
| Uso come etichetta (o insulto) | Positiva per i sostenitori (orgoglio patriottico, ripresa economica e culturale “alla Trump”) | Usata positivamente da molti progressisti; trasformata in insulto da molti conservatori per etichettare come “esagerate”, “ipocrite”, o “politicamente corrette” le politiche sociali della sinistra (WDET 101.9 FM) |
| Controllo culturale / “guerra dei termini” | I sostenitori di MAGA hanno saputo trasformare i propri slogan in meme virali, campagne mediatiche e marchi politico-culturali | “Woke” è diventato una vera e propria battaglia semantica: i conservatori lo hanno “weaponizzato” come termine generico per attaccare tutto ciò che ritengono “di sinistra radicale”, dalle politiche antirazziste alle politiche di genere (WDET 101.9 FM) |
| Declino dell’uso nei media negli ultimi anni | Il slogan MAGA continua a essere molto presente nei media, nei discorsi politici e nella cultura pop conservatrice | Diverse analisi mostrano che il termine “woke” è in declino. Ci sono varie ragioni: saturazione, reazione conservatrice (“backlash”), e un ritiro strategico da parte di alcune aziende e attivisti. |
| Motivi del declino del termine “woke” | — | 1. Backlash politico: i conservatori hanno fatto della “lotta contro il woke” un asse fondamentale della loro narrazione culturale, fino a trasformarlo in un grimaldello per attaccare le politiche progressiste. (WDET 101.9 FM) 2. “Woke capital” e disillusione aziendale: molte aziende avevano adottato politiche di diversity, equity, inclusion (DEI), ma con la crescita della polarizzazione e del tema “woke → go broke”, molte hanno fatto marcia indietro, riducendo la comunicazione “di sinistra” per non alienare clienti conservatori o azionisti. (Niskanen Center) 3. Espansione del termine → perdita di significato: “woke” è diventato talmente ampio come termine da essere usa e getta, con un significativo fraintendimento pubblico, che ha svuotato la sua capacità critica e l’autenticità originaria. (WDET 101.9 FM) 4. Cambio strategico dei progressisti: alcuni leader e campagne politiche democratiche hanno cercato di allontanarsi da un linguaggio “d’identità radicale” o da politiche troppo polarizzanti, preferendo messaggi più moderati e pragmatisti. (prospectmagazine.co.uk) 5. Calo nei sondaggi e nella popolarità delle politiche “woke”: secondo alcune analisi, le opinioni e le pratiche associate al “wokeismo” sono iniziate a declinare, anche perché mai pienamente radicate nel centro dell’opinione pubblica. (The Economist) |
| Conseguenze culturali | MAGA rimane un termine-lente con cui molti conservatori “filtrano” temi complessi (immigrazione, economia, sovranismo) | Il declino dell’uso del termine “woke” non significa necessariamente che le questioni su razzismo strutturale, disuguaglianze, diritti civili siano “sparite”, ma piuttosto che: a) il linguaggio è cambiato o è stato sostituito da nuove formule; b) molte battaglie culturali si sono spostate “dietro le quinte”, verso politiche più pragmatiche (per esempio equità salariale, riforma della polizia, diritto al voto), invece che slogan identitari espliciti “woke”. |
Qualche nota aggiuntiva
- Non ci sono prove forti (almeno nei fonti accademiche e giornalistiche disponibili) che i “ricchissimi trumpisti” abbiano sistematicamente “censurato” il termine “woke” nei media. Però è vero che il concetto di “woke capital”, e la campagna “go woke, go broke”, sono diventati strumenti potenti nella retorica conservatrice, e hanno generato pressioni (politiche, economiche e mediatiche) per smantellare o almeno ridurre le politiche aziendali più esplicitamente progressiste. (Wikipedia)
- Il termine “woke” è diventato un terreno di guerra semantica: da una parte molti progressisti lo rivendicavano come termine positivo, dall’altra i conservatori lo hanno trasformato in insulto generico per “sinistra radicale”, “politicamente corretti estremisti”, “attivisti performativi”. Questo spostamento semantico ha eroso molto della carica originaria del termine. (WDET 101.9 FM)
- Recenti analisi statistiche, ad esempio dell’Economist e di studiosi come Musa Al-Gharbi, suggeriscono che la “wokeness” culturale abbia ormai raggiunto un picco e stia regredendo, almeno come elemento dominante del discorso pubblico élitario. (The Economist)
- In sintesi: “woke” non è esattamente lo speculare semantico di MAGA, ma è diventato suo antagonista culturale. Con il tempo, il termine ha perso centralità nei media, non (solo) perché “censurato”, ma anche perché la sua accezione è cambiata, la controffensiva conservatrice è stata forte e strategica, e il linguaggio politico-progressista ha in parte mutuato nuove modalità comunicative.
Se vuoi, posso scendere più nel dettaglio su come è cambiato l’uso del termine “woke” nei media americani dal 2020 a oggi, o proporti grafici o studi che tracciano la sua “ascesa e declino”. Vuoi che li cerchi?


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