Battaglie legali avviate dall’UAAR
Sbattezzo
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1995 l’UAAR ha intrapreso un’iniziativa volta alla cancellazione dell’atto di battesimo considerando incostituzionale che i genitori possano “arruolare” in una confessione religiosa i propri figli quando essi sono ancora in fasce. Sia il Garante della Privacy sia il Tribunale di Padova hanno però stabilito che il battesimo, essendo un evento “storico” effettivamente avvenuto, non può essere cancellato. Da queste sentenze l’UAAR si è volta al riconoscimento legale della volontà di non essere più considerati cattolici, iniziativa che nel 1999 ha avuto parziale successo nell’utilizzare la normativa sulla privacy per tale scopo[30]
Crocifisso
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Lo stesso argomento in dettaglio: Esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane.
L’UAAR ha promosso numerose azioni legali contro la presenza del crocifisso negli edifici pubblici. La più nota è quella avviata da Soile Lautsi, socia dell’Unione, che è arrivata fino alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo il 3 novembre 2009. Tale sentenza è stata poi ribaltata in 2º grado il 18 marzo 2011, quando la Grand Chambre, con 15 voti a favore e due contrari, ha assolto l’Italia accettando la tesi in base alla quale non sussistono elementi che provino l’eventuale influenza sugli alunni dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche[31]. L’UAAR ha sostenuto anche il ricorso del prof. Franco Coppoli, che nel 2008 si è rifiutato di tenere lezione in presenza del crocifisso, e che per questo motivo è stato sospeso per un mese.[32]. La vicenda ha visto un’importante vittoria legale dell’associazione con la sentenza 24414 del 9 settembre 2021 delle Sezioni Unite della Corte suprema di cassazione, con cui è stato dichiarato che «L’esposizione autoritativa del crocifisso nelle aule scolastiche non è compatibile con il principio supremo di laicità dello Stato. L’obbligo di esporre il crocifisso è espressione di una scelta confessionale. La religione cattolica costituiva un fattore di unità della nazione per il fascismo; ma nella democrazia costituzionale l’identificazione dello Stato con una religione non è più consentita.»[33]
Ora di religione
[modifica | modifica wikitesto]Nel 2009 un ricorso contro i crediti scolastici e le prerogative dell’insegnante di religione, presentato insieme ad altre associazioni laiche e alcune confessioni religiose di minoranza, è stato accolto in prima istanza dal TAR del Lazio ma respinto in appello dal Consiglio di Stato.[34] In seguito a un’azione legale sostenuta dall’associazione il Tribunale di Padova ha riconosciuto, nel 2010, il diritto di ogni studente che lo chiede di vedere attivato un insegnamento alternativo all’ora di religione.[35]
Intesa con lo Stato
[modifica | modifica wikitesto]Dal 1996 l’UAAR chiede un’Intesa con lo Stato, sulla falsariga di quelle concluse con le confessioni religiose ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione. L’associazione ritiene infatti che “il sistema di intese attribuisce alle confessioni religiose stipulanti vantaggi concreti che le pongono in posizione di forza rispetto agli atei: poiché ogni propaganda religiosa è inevitabilmente antiateistica, come la propaganda ateistica è antireligiosa, con le intese sono state attribuite alle confessioni stipulanti mezzi sostanziosi di condizionamento antiateistico. […] Poiché diamo risposte diverse alle stesse domande, vogliamo avere gli stessi diritti”. L’iniziativa è già passata per numerosi passaggi giuridici: nel 2014 è stata respinta dal TAR del Lazio, ma l’Unione ha già preannunciato ricorso.[36]
Pluralismo radiotelevisivo
[modifica | modifica wikitesto]Nel 2004 il TAR del Lazio ha respinto un ricorso dell’UAAR contro le condizioni di favore riservate dalla RAI alla Chiesa cattolica. Nel 2014 l’Agcom ha respinto un nuovo ricorso, che chiedeva un riequilibro dello spazio dedicato dalla RAI alla religione.[37]
Altre iniziative legali
[modifica | modifica wikitesto]L’UAAR fornisce assistenza agli utenti delle scuole italiane, quando queste organizzano messe o altri atti di culto in orario di lezione, inviando diffide che in genere ottengono successo. Nel 2010 il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta dell’UAAR di non fare effettuare una visita pastorale del vescovo di Padova Mattiazzo in una scuola pubblica in quanto ritenuta “culturale”.[38] Nel 2011 il Tar della Campania ha dato ragione all’Unione, stabilendo che le condizioni previste dal Comune di Torre del Greco per l’assegnazione di un “premio di maritaggio” erano discriminatorie, in quanto riservato alle sole spose cattoliche.[39]
Campagne organizzate dall’UAAR
[modifica | modifica wikitesto]Sbattezzo
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Lo stesso argomento in dettaglio: Sbattezzo.
Il 25 ottobre 2008, giorno del cinquantesimo anniversario della sentenza della Corte d’appello di Firenze con la quale il vescovo di Prato venne assolto dall’accusa di avere denigrato pubblicamente due giovani sposatisi civilmente in quanto “sudditi della Chiesa, poiché battezzati”[40], ha organizzato la prima Giornata nazionale dello Sbattezzo[41][42][43][44], a cui hanno aderito 1.032 persone[45].
Il 25 ottobre 2009 si è svolta la Seconda giornata nazionale dello sbattezzo[46][47][48], che ha visto la partecipazione di 820 persone[49].
La terza giornata nazionale dello sbattezzo si è svolta il 25 ottobre 2010[50], alla quale hanno aderito 485 partecipanti[51]. Sia nel 2009 che nel 2010 il Circolo UAAR di Roma ha effettuato lo sbattezzo nei locali del centro sociale Acrobax, presso l’ex Cinodromo di ponte Marconi.[52]
Al 2011 l’UAAR stima che siano all’incirca 20.000 le persone che si sono sbattezzate.[53]
Dal 2010 l’associazione ha attivato il sito Sbattezzati.it (precedentemente “Sbattezzo Counter”), sul quale si può pubblicare la risposta dell’autorità ecclesiastica alla propria richiesta di sbattezzo, si può anche visualizzare una “mappa” degli sbattezzi e consultare delle statistiche al riguardo. I documenti caricati, dopo la riapertura avvenuta nel 2021 per adeguamento alla normativa sulla riservatezza dei dati[54], superano il numero di millesettecento.
Ateobus
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La campagna degli autobus atei (autobus dei mezzi pubblici che propagandano tramite messaggi pubblicitari applicati sulla loro carrozzeria una visione atea della vita e del mondo) dell’associazione inglese British Humanist Association è stata importata in Italia proprio dalla UAAR, che ne ha finanziato una campagna che sarebbe dovuta partire il 4 febbraio 2009 a Genova, su alcuni autobus dell’AMT.[55]
Lo slogan della campagna (“La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona, è che non ne hai bisogno”) è stato tuttavia rifiutato dalla società concessionaria per la pubblicità, la IGPDecaux, secondo motivazioni basate sul Codice di autodisciplina pubblicitaria dell’IAPo[56]. L’UAAR ne ha allora proposto uno nuovo, (“La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. Quella ottima, è che credono nella libertà di espressione”), per la sola città di Genova, che è stato accettato. Nelle altre città l’UAAR ha tentato, senza successo, di riproporre lo slogan originale.[57]
L’associazione ha quindi deciso di proseguire la campagna tramite l’affissione di alcuni manifesti in diverse città. L’iniziativa è partita da Pescara, dove il circolo locale di Forza Nuova ha pubblicamente minacciato di rimuoverli sistematicamente.[58] Successivamente, i manifesti sono comparsi a Cernusco sul Naviglio, Venezia–Mestre, Modena, Reggio Emilia, Papozze. Qui i manifesti sono stati oggetto di rimozione e sequestro da parte dell’autorità giudiziaria, azione criticata dal sindaco del paese.
L’UAAR ha in seguito elaborato un terzo, nuovo slogan, tramite un sondaggio sul proprio sito. Tale slogan, “La buona notizia è che anche Zeus non esiste. Quella cattiva, è che solo di Zeus puoi dirlo”, è stato riproposto alla IGPDecaux, che non lo ha rigettato chiedendo però la rimozione della frase di accompagnamento alla firma: “Liberi di non credere in Dio”, richiesta respinta dall’UAAR.
La campagna si è conclusa con l’acquisto di una pagina pubblicitaria sul quotidiano Repubblica e con la realizzazione di uno spot radiofonico.[59]
Altre campagne pubblicitarie
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All’inizio del 2011 l’UAAR ha comprato un’intera pagina sui settimanali Espresso, Venerdì di Repubblica, Internazionale e Left nell’ambito di una campagna per l’ora alternativa[60], il cui slogan era “Non c’è più religione. Per chi non la vuole”.
Alla fine del 2011 ha realizzato dei maxiposter sui costi pubblici della Chiesa il cui slogan era “Con 6 miliardi l’anno, l’Italia farebbe miracoli”. A Napoli, in occasione delle celebrazioni per il santo patrono, sono stati affissi con lo slogan “6 miliardi l’anno alla Chiesa. Ecco la vera miracolata da san Gennaro”.[61]
Nel 2014 una nuova campagna, Viviamo bene senza D[62], è stata realizzata in diverse città italiane. I maxiposter riportavano la parola “Dio” con la D barrata, e il messaggio “Dieci milioni di italiani vivono bene senza D. E quando sono discriminati, c’è l’Uaar al loro fianco”.
Occhiopermille
[modifica | modifica wikitesto]A partire dal 2007, con il nome Otto per mille informati poi modificato nel 2009 con Occhiopermille, l’UAAR ha attivato una campagna di informazione sui fondi raccolti con l’Otto per mille. Lo scopo della campagna è di informare i cittadini circa il meccanismo con cui vengono assegnati questi fondi che secondo l’UAAR privilegerebbe soprattutto la Chiesa cattolica.[63][64]
Per questa campagna l’UAAR ha realizzato un video, Intervista doppia al cinque e all’otto per mille, che ha superato le 75.000 visualizzazioni su YouTube.[65]
Ora alternativa
[modifica | modifica wikitesto]Oltre all’iniziativa giuridica l’Uaar ha aperto una sezione del suo sito dedicandola “a chi (genitore, studente, insegnante), interessato alle attività formative alternative previste dalla legge, incontra difficoltà normative, finanziarie e organizzative che ne impediscono l’attuazione”, nel quale condividere risorse finalizzate all’ora alternativa. Per tale campagna sono stati realizzati anche quattro mini-spot.[66]


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