Atteggiamenti pastorali comuni tra i parroci e le indicazioni ufficiali delle gerarchie cattoliche,sulle relazioni con gli ATEI umanisti.
1. Idee comuni tra i parroci cattolici sugli atei e sugli ex fedeli
Non esiste un’unica visione, ma alcune tendenze sono frequenti:
- Preoccupazione pastorale: molti parroci vedono l’abbandono della fede come una perdita dolorosa, non solo per la comunità ma soprattutto per la persona, percepita come “allontanata da Cristo”.
- Riconoscimento della libertà di coscienza: i parroci sono consapevoli che la Chiesa stessa difende la libertà religiosa e dunque, pur rammaricandosi, tendono a rispettare la scelta.
- Dialogo e vicinanza: specie dopo il Concilio Vaticano II, i parroci sono incoraggiati a non giudicare ma a mantenere il dialogo, mostrando apertura e disponibilità.
- Preoccupazioni pratiche: nei casi di atei che chiedono espressamente la “cancellazione” dai registri battesimali (c.d. “sbattezzo”), i parroci si rifanno alle norme canoniche: il battesimo non può essere annullato, ma la defezione può essere annotata a margine.
2. Disposizioni ufficiali delle gerarchie
Le gerarchie cattoliche non danno ordini “politici” ai parroci contro gli atei, ma forniscono linee pastorali. Alcuni riferimenti:
- Concilio Vaticano II – Dignitatis Humanae (1965): la Chiesa ribadisce la libertà religiosa e condanna ogni coercizione. Non si tratta più l’ateo solo come “nemico”, ma come persona da comprendere e con cui dialogare.
- Catechismo della Chiesa Cattolica (1992, nn. 2123-2126): riconosce le ragioni storiche e culturali dell’ateismo, invita i credenti a esaminarsi sulle proprie responsabilità e sottolinea che l’ateo resta chiamato alla salvezza.
- Pontifici Consigli e Sinodi recenti: invitano i parroci a mantenere una presenza amichevole verso i non credenti, promuovendo il dialogo culturale e interreligioso.
- Nota del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi (2006): ha chiarito che l’atto di “defezione formale” dalla Chiesa (ad esempio lo “sbattezzo”) non cancella il battesimo, ma può avere effetti giuridici limitati (oggi molto ridimensionati dopo il motu proprio Omnium in mentem, 2009).
3. In sintesi
- I parroci sono invitati a non giudicare, ma a dialogare e rispettare la scelta degli atei o degli ex credenti.
- Le disposizioni ufficiali della Chiesa puntano più al dialogo e alla comprensione che a misure punitive.
- L’atteggiamento richiesto è di accoglienza e testimonianza, nella speranza di un possibile ritorno alla fede.
Vuoi che ti prepari una panoramica con citazioni precise di documenti ufficiali (es. passi del Catechismo, di Dignitatis Humanae, o di dichiarazioni recenti di papa Francesco) per vedere come viene espresso questo atteggiamento verso gli atei?


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