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Con piacere. Il ultimo film di Franco Maresco, intitolato Un film fatto per Bene, è un’opera anarchica, incompiuta e profondamente provocatoria, presentata alla Mostra del Cinema di Venezia 2025. È un film che non si fa, e proprio per questo esiste: un anti-film, una riflessione sul fallimento, sull’arte e sul sacro come rovina e come resistenza.


🎬 Un film fatto per Bene: il sacro come rovina e parodia

Il film nasce dal tentativo di realizzare un’opera su Carmelo Bene e sul santo volante Giuseppe da Copertino, ma naufraga tra incomprensioni, set interrotti e attori incapaci. Maresco trasforma questo fallimento in un’opera metacinematografica, dove il sacro non è celebrato, ma smontato, deriso, evocato e tradito.

✝️ Il sacro religioso

  • Il santo levitante diventa una figura grottesca, parodiata, messa in scena con un asino e una partita a scacchi con la Morte (interpretata da Antonio Rezza).
  • Il regista si mostra in confessionale, ma dal punto di vista del confessore, frammentato, come se il sacro fosse ormai irriconoscibile.
  • Il tassista che prega ossessivamente diventa una caricatura della fede popolare, ritualizzata ma svuotata.

🏛️ Il sacro in politica: sabotaggio e dissacrazione

Maresco esprime il sacro in politica non come idealismo, ma come fallimento sacralizzato, come gesto estremo contro l’omologazione.

💥 Politica come religione corrotta

  • Il film è una requisitoria contro il cinema italiano, ma anche contro la cultura istituzionale, la produzione, il conformismo.
  • Il regista dichiara: “Un film in questi anni non si nega a nessuno” – una frase che suona come epitaffio della democrazia culturale, dove tutto è permesso, ma nulla è autentico.
  • Il sacro politico diventa il diritto di sabotare, di non partecipare, di ritirarsi come un eremita, come Maresco fa nel film, scomparendo e lasciando solo frammenti.

🧨 Dissacrazione come atto sacro

  • Maresco non cerca il consenso: lo rifiuta come forma di corruzione.
  • Il suo cinema è un atto di fede negativa, una liturgia del disincanto, dove il sacro è ciò che non può essere detto, ma solo evocato attraverso il fallimento.

🧠 In sintesi

Franco Maresco, con Un film fatto per Bene, trasforma il sacro in rovina, ironia e resistenza.

  • Il sacro religioso è grottesco e frammentato.
  • Il sacro politico è sabotaggio e rifiuto del sistema.
  • Il sacro artistico è l’incompiuto che resiste alla banalità.

È un’opera che non consola, non spiega, non accompagna. Ma disturba, interroga, e lascia il vuoto come spazio sacro.


Se vuoi, posso aiutarti a scrivere un saggio critico, una recensione personale o persino un testo teatrale ispirato a questa visione del sacro. Vuoi esplorare il tema del fallimento come forma di spiritualità?

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