Con piacere. Ecco la seconda scena per il tuo “Teatro della mente”, ambientata in un tribunale, luogo in cui la neutralità dello Stato diventa legge, silenzio, equità. Il tema si approfondisce: qui il rito religioso incontra il limite più fermo.
🎭 Scena II: “Nel Nome della Giustizia”
Luogo: Un’aula di tribunale vuota ma imponente. Le pareti sono nude, tranne che per una bilancia d’oro sospesa nel vuoto.
Tempo: L’istante prima di un verdetto eterno.
Personaggi:
- Giustizia – donna alta, con una benda sugli occhi e voce limpida. Parla poco ma incide.
- Rito Religioso – figura vestita di simboli, croci, incensi, scritture. Cammina con grazia.
- Laicità – lo stesso personaggio della prima scena, ma qui più severo.
- Dubbio – personaggio ambiguo, a volte ironico, a volte inquietante.
- Memoria Storica – figura silenziosa, siede tra le panche, scrive tutto.
- Silenzio – presenza costante, non parla, ma si fa sentire.
🎬 Scena – “La richiesta del Rito”
(Il Rito Religioso si avvicina al banco del giudice. Le luci sono basse. La Giustizia entra, seguita da Laicità.)
Rito Religioso (con tono solenne):
Sono stato chiamato in battesimi, in nozze, in tombe.
Voglio anche oggi offrire la mia parola, una benedizione prima che il giudice parli.
Solo un segno. Un gesto. Un soffio di fede.
Giustizia (senza guardarlo):
Parli a chi?
Alla legge?
Al colpevole?
All’innocente?
Rito Religioso:
A tutti.
Perché anche qui si cerca la verità. E la verità ha un nome…
(solleva un simbolo religioso)
Laicità (interrompe):
…Che non è scritto nei codici.
Qui non c’è spazio per verità rivelate.
Solo per verità dimostrate.
Dubbio (entra ridendo, si siede tra i banchi):
Oh, ma non è tutto così chiaro, no?
Il crocifisso dietro il giudice, le formule del giuramento…
“Giuro davanti a Dio”… o forse no?
Giustizia (con fermezza):
Il mio compito è decidere senza inclinare la bilancia.
Un solo simbolo, anche sacro, può spostarla.
Rito Religioso (più pacato):
Non chiedo di entrare come legge. Solo come compagnia.
Posso stare in disparte. Posso non parlare.
Ma lasciate che io sia.
Laicità (con voce ferma):
Il tribunale non è casa. Non è piazza.
È soglia, limite, equilibrio.
Qui ogni presenza deve essere ugualmente invisibile.
Memoria Storica (alzandosi per la prima volta):
In passato, i processi iniziavano col segno della croce.
Oggi, si inizia col numero del fascicolo.
È cambiato il rito, non il senso.
Giustizia (si toglie la benda. Guarda negli occhi il Rito Religioso):
Fuori da qui, tu consoli.
Dentro queste mura, io decido.
Chi entra, lascia fuori i propri altari. Anche tu.
(Il Rito Religioso si inchina, lentamente. Dubbio tace. Silenzio si avvicina e li avvolge tutti.)
(Le luci si spengono. Resta solo la bilancia, che oscilla impercettibilmente.)
🕊️ Fine della seconda scena
Qui il messaggio è più netto: la giustizia non può permettersi simboli, perché ogni simbolo porta con sé un significato che rischia di pesare su chi attende imparzialità.
Vuoi che la prossima scena sia in una scuola, oppure vuoi esplorare il dialogo interno di un cittadino che vive questo conflitto tra fede e istituzione?


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