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Volentieri. Ecco una scena simbolica pensata per il “Teatro della mente”, dove concetti astratti e istituzioni diventano personaggi viventi e dialogano in un contesto teatrale che rappresenta l’equilibrio tra laicità, libertà religiosa, tradizione e pluralismo.


🎭 Scena: “Il Concilio della Repubblica”

Luogo: Una sala ampia e solenne, dai muri trasparenti. Ogni cosa è in bilico: tra passato e futuro, tra silenzio e rito.
Tempo: Sempre. Ora. Domani.
Personaggi:

  • Laicità – figura austera ma giusta, veste neutra, cammina con passo lento ma fermo.
  • Libertà Religiosa – personaggio colorato, con voci molteplici, che si trasforma in base a chi le parla.
  • Istituzione Pubblica – figura solida, a volte rigida, ha in mano un libro: la Costituzione.
  • Tradizione – anziano saggio, con un crocifisso nel taschino e una campana d’argento.
  • Pluralismo – giovane con molti volti, cambia espressione continuamente.
  • Voce del Popolo – siede in platea, ma interviene spesso, incalzante.

🎬 Atto Unico – Il Rito e il Luogo

(Le luci si accendono. L’Istituzione Pubblica è al centro del palco. Di fronte, Laicità e Tradizione si guardano con rispetto, ma senza inchinarsi. Pluralismo si siede ai piedi del palco, ascolta.)

Istituzione Pubblica:
Dicono che vogliano la benedizione in Municipio. Una messa. Una preghiera.
Ma io… io appartengo a tutti. Come posso scegliere?

Tradizione (alzando la campana):
Da secoli cammino con te. Le campane suonano da prima che tu nascessi.
Un gesto, un segno, non offende. È la memoria che parla.

Laicità (interviene con calma):
Ma la memoria non deve imporsi sulla libertà.
Se tu dai voce al rito, non tacere per l’altro.
La neutralità è il tuo abito migliore.

Libertà Religiosa (danza tra i due, parlando a entrambi):
Io non chiedo silenzio, ma spazio per tutti.
Lasciate che chi crede celebri – ma senza che gli altri si sentano ospiti in casa propria.

Pluralismo (si alza):
C’è posto per la messa, sì.
Ma anche per il silenzio, per il dubbio, per chi prega in altro nome.
Ogni spazio pubblico è piazza, non tempio.

Voce del Popolo (dalla platea):
Ma non è forse giusto benedire ciò che è nostro?
Non offendiamo, celebriamo!

Laicità (guardando il pubblico):
Celebra, ma non comandare.
Lo Stato non ha altari, ma diritti.
E il diritto nasce senza inginocchiarsi.

Istituzione Pubblica (chiude il libro):
Allora sia così:
Chi chiede, chieda.
Chi partecipa, partecipi.
Ma io non scelgo un solo nome.
Io sono di tutti. E resterò in piedi, mentre altri si inginocchiano.

(Un momento di silenzio. La Tradizione sorride, posa la campana. Laicità annuisce. Libertà Religiosa e Pluralismo si prendono per mano. Il sipario si chiude lentamente.)


🕊️ Fine dell’atto

Una scena che non dà risposte assolute, ma lascia aperte le porte del pensiero: il luogo pubblico può accogliere riti, ma non può diventare esso stesso un rito.


Se vuoi, posso scrivere anche una seconda scena, magari ambientata in una scuola o in un tribunale, con variazioni sul tema.

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