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Testo narrativo in forma di dialogo immaginario fra un credente e un ateo umanista, ambientato in un cimitero italiano durante la commemorazione dei defunti.


Dialogo al cimitero

[Un viale di cipressi. È il 2 novembre. Due uomini, entrambi con un mazzo di fiori, si incontrano davanti a una tomba. Si conoscono da tempo, e parlano piano.]

Credente:
Sai, ogni anno vengo qui a pregare. Per me è un modo di accompagnare chi non c’è più. Credo che le nostre preghiere arrivino a Dio, e che Lui accolga le anime in un’altra vita.

Umanista:
Io non credo in un aldilà. Per me la morte è la fine della coscienza. Ma questo non significa che chi ho amato sia scomparso davvero. Vive nel ricordo, nelle tracce che ha lasciato.

Credente:
È bello pensare che ci rivedremo un giorno, in un posto migliore. È questo che mi consola.

Umanista:
Per me la consolazione sta nel sapere che hanno vissuto, che hanno reso questo mondo un po’ diverso con la loro presenza. Io sento che, se continuo a ricordarli, non svaniscono del tutto.

Credente:
Allora i nostri gesti non sono così diversi. Tu porti fiori per ricordare, io li porto come segno di speranza.

Umanista:
Sì. Cambia il significato, non il gesto. Tu guardi al cielo, io alla terra. Ma entrambi cerchiamo un modo di dire che l’amore non muore con la morte.

[Un silenzio, mentre entrambi depongono i fiori sulla lapide.]

Credente:
Forse è proprio questo che conta: non dimenticare.

Umanista:
Esatto. La memoria è il nostro eterno.


👉 Questo testo mostra come le differenze di fede non annullino le somiglianze umane: il bisogno di ricordare, di dare senso, di esprimere amore oltre la perdita.

Vuoi che lo rielabori anche in stile teatrale breve (con indicazioni di scena più marcate), così da poterlo usare come lettura pubblica in una commemorazione laica o interreligiosa?

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