Pur essendo previsto dalla legge, in tanti Comuni italiani non esistono ancora spazi laici per funerali o commiati.
📜 La norma
L’art. 18 del D.P.R. 285/1990 stabilisce che i Comuni debbano mettere a disposizione spazi idonei e decorosi per cerimonie funebri civili, cioè prive di simboli religiosi.
In teoria, quindi, ogni Comune dovrebbe avere una “sala del commiato laica”.
❌ La realtà
Nella pratica, pochissimi Comuni hanno realizzato tali spazi. La maggioranza si limita a utilizzare chiese, cappelle cimiteriali o sale connotate religiosamente.
🔎 Perché succede?
Le ragioni sono diverse:
- Tradizione religiosa predominante
- In Italia la gran parte dei funerali è ancora cattolica.
- Molti amministratori locali non percepiscono una “domanda forte” di spazi laici e quindi non li considerano prioritari.
- Vincoli economici e burocratici
- Allestire una sala laica richiede spese (struttura, arredi, personale).
- Nei piccoli Comuni spesso non ci sono fondi dedicati.
- Ambiguità interpretative della norma
- Alcuni Comuni leggono la norma come “facoltativa”, non obbligatoria.
- Mancano sanzioni per chi non si adegua, quindi non c’è pressione a rispettarla.
- Inerzia politica e culturale
- Talvolta pesa il timore di “scontentare” la Chiesa cattolica o la maggioranza religiosa.
- La laicità è spesso vista come “minoritaria” e quindi non prioritaria.
- Ruolo delle agenzie funebri private
- In diversi casi sono i privati a offrire sale del commiato laiche.
- Alcuni Comuni si appoggiano a loro, ritenendo così di aver “risolto” il problema senza attrezzare spazi pubblici.
✅ Risultato
- La norma c’è, ma non ha un vero meccanismo di enforcement.
- Dove c’è sensibilità politica o pressione di associazioni (es. UAAR, unioni civili, gruppi laici), gli spazi vengono realizzati.
- Dove manca, la legge resta lettera morta.
👉 Vuoi che ti prepari un breve quadro comparativo con esempi concreti:
- Comuni che hanno effettivamente attivato sale laiche pubbliche,
- Comuni che non lo hanno fatto e perché?


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