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ALLEANZA tra credenti e non credenti per promuovere valori universali richiede una struttura chiara di dialogo e collaborazione che non entri in conflitto con le rispettive identità ma si concentri su obiettivi concreti condivisi.Si propongono qui le fasi e le procedure da superare insieme.


1. Fase preliminare: costruzione del dialogo

  • Creazione di un tavolo di confronto: incontri bilaterali tra rappresentanti dei credenti (ad es. gruppi di base, associazioni laicali, Caritas, movimenti) e non credenti.
  • Definizione di valori comuni: produrre un documento base con i principi condivisi (pace, giustizia, ambiente, solidarietà).
  • Accordo sul metodo: rispetto reciproco, nessun proselitismo, focalizzazione su obiettivi concreti.

2. Strutturazione dell’alleanza

  • Carta Etica Comune: un manifesto breve che sancisca i valori universali e gli impegni condivisi.
  • Comitato Paritetico: un organismo misto (metà credenti e metà non credenti) che coordini attività e ne garantisca la coerenza.
  • Trasparenza e inclusività: apertura anche ad altre associazioni religiose e laiche con affinità di obiettivi.

3. Ambiti di azione concreta

  • Pace e disarmo: campagne comuni contro le multinazionali delle armi,con patrocinio e sostegno politico per trattati internazionali.
  • Giustizia e solidarietà: iniziative sociali comuni (assistenza a migranti, lotta alla povertà, difesa dei diritti umani).
  • Ambiente: progetti di sensibilizzazione e volontariato ecologico (piantumazioni, educazione ambientale).
  • ONU e OMS: promozione di una governance globale più forte, sostegno a iniziative sanitarie e di cooperazione internazionale.

4. Strumenti di collaborazione

  • Eventi pubblici comuni: conferenze, festival dei diritti, marce per la pace.
  • Campagne mediatiche: comunicati congiunti, social media, newsletter.
  • Progetti educativi: scuole, università, parrocchie, circoli culturali.
  • Lobbying istituzionale: petizioni, proposte legislative, pressione su governi e organismi internazionali.

5. Gestione delle differenze

  • Clausola di neutralità religiosa/antireligiosa: l’alleanza si occupa solo dei valori condivisi, senza dibattere su fede o ateismo.
  • Meccanismi di mediazione: un gruppo di garanti “super partes” per risolvere eventuali conflitti.
  • Rotazione della leadership: alternanza tra rappresentanti credentii e non credenti nella guida di iniziative.

6. Valutazione e crescita

  • Monitoraggio annuale: valutare i risultati e pubblicare un report trasparente.
  • Espansione: coinvolgere movimenti ecumenici, altre comunità religiose e associazioni laiche.
  • Radicamento locale: reti territoriali che realizzino iniziative concrete in città e paesi.

📌 In sintesi: serve una piattaforma neutra e condivisa, basata su valori etici universali, che unisca energie senza chiedere a nessuno di rinunciare alla propria identità. Un po’ come è accaduto in passato in esperienze di dialogo interreligioso e interculturale, ma con un focus più politico e sociale.


Vuoi che ti prepari un esempio di “Carta Etica Comune” (una bozza di manifesto con linguaggio inclusivo e laico-religioso) che potrebbe fungere da punto di partenza?

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